La
casta più cosca del mondo colpisce ancora! La Camera Giovedì 2
febbraio ha approvato un emendamento che ripristina la responsabilità
civile dei magistrati, scagliando l'ennesima pietra nei confronti dei
giudici.
Ma
andiamo per ordine: nella mattinata di Giovedì, il leghista Pini
propone un emendamento alla cosiddetta “legge comunitaria”;
l'emendamento in questione è, appunto, quello riguardante la
responsabilità civile dei magistrati. La Lega contestualmente chiede
al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, di votare a scrutinio
segreto.
Il
Ministro per le Politiche comunitarie, Enzo Moavero, presente in aula
dichiara la contrarietà del Governo all'emendamento.
Fini
intanto, preso atto della posizione del Governo, convoca un
rappresentante per partito che sostiene il Governo: Cicchitto per il
PdL, Donatella Ferranti per il Pd e Buttiglione per l'Udc e il Terzo
Polo; inoltre, all'incontro è presente anche il relatore della
“legge comunitaria”, il deputato del PdL Mario Pescante.
Fini
chiede subito a Cicchitto: “Allora che fate sull'emendamento Pini:
reggete?”. La risposta del capogruppo del PdL non lascia dubbi:
“Proveremo a reggere, non dovrebbero esserci problemi (ovviamente
per reggere, si intende votare contrari all'emendamento, sostenendo
la posizione del Governo, ndr)”.
Ma
come ci si può fidare di un piduista-ex socialista, che adesso
capitaneggia i seguaci di B. contro la sinistra comunista bolscevica
(sì, secondo loro queste sono le caratteristiche del centro-sinistra
di oggi)?
Infatti,
poche ore dopo la conversazione, le dichiarazioni di Cicchito sono
smentite: presenti 476, votanti 475, 1 astenuto, 264 favorevoli e 211
contrari...la Camera approva! I deputati del PdL, della Lega e dei
(poco) Responsabili si alzano in piedi ed applaudono. Dopo poco
partono anche cori sfottò nei confronti dell'esperto di giustizia
Federico Palomba (Idv): “Vola Palomba, Palomba vola”.
Ovviamente,
PdL, Lega e Responsabili hanno votato a favore dell'emendamento, ma
oltre a loro ci sono anche 34 franchi-tiratori. Essendo una votazione
segreta, non scopriremo mai, e non potremo mai ringraziare questi
“statisti” che ci difendono dalla “Dittatura dei magistrati”
e da un possibile “Golpe giudiziario”.
Triste
ironia a parte, l'approvazione di leggi, leggine e leggiucole, in
tema di giustizia, dovrebbe avvenire a scrutinio palese così i
Parlamentari potrebbero assumersi le proprie responsabilità. Ma la
casta, o meglio la cosca ci ha abituato a questo e ben
altro!
Passiamo
adesso ad analizzare l'oggetto dell'emendamento-Pini. Facciamo però
un passo indietro per scoprire la vecchia normativa in materia: nel
1987 gli italiani vengono chiamati alle urne per votare su vari
quesiti referendari. Tra questi quesiti c'è quello proposto da
Partito liberale italiano, Partito socialista italiano e Partito
Radicale che chiede di far diventare i magistrati responsabili dal
punto di vista civile.
La
campagna è sostenuta dall'ex conduttore Enzo Tortora (eletto nelle
liste del Partito Radicale) che era stato accusato ingiustamente di
essere colluso con la Camorra; la Corte d'appello infatti scagionò
il presentatore. L'appello dei tre partiti è sottoscritto anche da
molti magistrati.
Il
quorum strutturale viene raggiunto e il “Sì” passa con l'80,20%
dei voti e quindi viene istituita la responsabilità civile dei
magistrati.
Come
spesso succede in Italia però, l'esito del referendum viene aggirato
(vedi finanziamento pubblico ai partiti); nel caso in questione , il
Parlamento approva la legge n.117/88, la cosiddetta “Legge
Vassalli”, con la quale viene sancito praticamente l'opposto di
quello previsto dall'esito referendario.
La
“Legge Vassalli (per adesso ancora in vigore)”, modificata
dall'emendamento Pini, prevede che il magistrato abbia responsabilità
giuridica, quindi sia responsabile penalmente di ogni reato commesso
nell'esercizio delle sue funzioni. Per quanto riguarda la
responsabilità civile, l'individuo che nel corso del giudizio abbia
subito un danno ingiusto, per effetto di un comportamento o atto
giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave
nell'esercizio delle sue funzioni, o per diniego di giustizia, può
agire nei confronti dello Stato per ottenere il risarcimento danni.
A
questo punto, il Presidente del Consiglio si potrà rivalere sul
magistrato responsabile, chiedendo la restituzione di quanto
pagato.
Anche
il Consiglio Superiore della Magistratura può, su richiesta del
Ministro della giustizia o del Procuratore generale presso la Corte
di Cassazione, agire contro i giudici che avevano commesso errori
giudiziari, con differenti misure: una per esempio è il
blocco/rinvio dello scatto d'anzianità.
Infine
è previsto che non possa dar luogo a responsabilità
l'interpretazione di norme di diritto e la valutazione del fatto e
delle prove.
L'emendamento
Pini invece, prevede che “chi ha subìto un danno ingiusto per
effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento
giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta
del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue
funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e
contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il
risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non
patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale”.
In più, il testo prevede che per verificare se “sussiste una
violazione manifesta del diritto, deve essere valutato se il giudice
abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la
controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento
al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al
carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità o
inescusabilità dell’errore di diritto”.
Viene
quindi stravolta la vecchia regolamentazione in materia, anche se si
crede che la nuova non entri in vigore perché deve sempre passare al
Senato e per di più è incostituzionale e contraria alla normativa
europea.
Nonostante
questo, se la nuova regolamentazione passasse, i giudici, in alcuni
casi, risponderebbero anche degli errori commessi in fase
d'interpretazione del diritto.
Ma
quale rischio si corre, ripristinando la responsabilità civile dei
magistrati? Si corre il rischio che i giudici, per paura di
procedimenti nei loro confronti, tendano ad assolvere più
facilmente, o addirittura ad archiviare direttamente il caso.
E'
sicuramente rischioso perseguire il giudice anche perché, non avremo
magistrati responsabili, ma terrorizzati nell'emettere la sentenza:
questo è quello che la casta vuole.
I
politici infatti, non hanno votato a favore dell'emendamento Pini
perché vogliono tutelare i cittadini dai magistrati, ma in quanto
vogliono intimidire la magistratura, per aver maggiori possibilità
di uscire puliti nei numerosi processi che li riguardano; se non
godessero dell'immunità parlamentare e del potere di modificare le
leggi per salvarsi, gran parte di loro sarebbe a Rebibbia o Regina
Coeli.
Non
è un provvedimento ad personas, o ad castam che dir si voglia?
La
responsabilità civile dei magistrati poteva essere lecita (io non
l'avrei trovata giusta ugualmente) fino ad una trentina di anni fa,
quando la magistratura non era vittima del continuo attacco mediatico
della politica; ora è soltanto un rischio ed un ulteriore attacco
alla nostra giustizia, sempre più alla deriva.
Anche
perché non ci dimentichiamo che molti dei nostri giudici rischiavano
la vita indagando sulle varie cosche e facendo il proprio coraggioso
lavoro durante gli “anni di piombo”.
I
nostri politici che accusano la magistratura di “accanimento
giudiziario” nei confronti della casta stessa, dovrebbero capire
che i giudici non si accaniscono proprio contro nessuno; il loro
lavoro è indagare su chi non rispetta la legge...la legge che in
democrazia è uguale per tutti, soprattutto per chi la fa, cioè per
i politici.
I
magistrati poi, sono pagati da noi contribuenti e sono al nostro
servizio per far rispettare l'ordinamento giuridico:
dall'atteggiamento che i politici hanno nei loro confronti, sembra
quasi che siano liberi professionisti, che fanno le indagini solo per
dare fastidio o per sfizio personale.
Inoltre,
i magistrati che vengono osannati per l'arresto dei pericolosi boss
mafiosi, sono i soliti che spesso vengono accusati di “accanimento
giudiziario” e di “golpe giudiziario”: questa è vera coerenza
di casta!
Concludo
citando una frase di Antonio Scopelliti, magistrato ed eroe ucciso
dalla 'ndrangheta su richiesta della Cupola siciliana, che esalta la
libertà dei giudici: “Il giudice è quindi solo, solo con le
menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con
la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto
di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il
buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e
coraggioso.”
di Simone Ferrali

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