28 anni dopo l'invenzione di Martin
Cooper il telefonino ha raggiunto cinque miliardi di persone. A questa
impressionante penetrazione nel sistema dei consumi è corrisposto un adeguato
interessamento delle autorità sanitarie e dei governi per indagare gli eventuali
effetti sulla salute?
Per la prima volta, quest'anno,
l'organizzazione mondiale della sanità ha classificato le microonde emesse dal
cellulare come "possibili cancerogene". Dietro questa
classificazione ci sono stati colpi di scena e conflitti di interesse dei
ricercatori coinvolti.
Henry Lai, dell’Università di Seattle, attraverso studi condotti nel lontano 1993 è arrivato alla conclusione che i ratti esposti per 2 ore alle onde del cellulare presentavano il DNA interrotto; questo effetto biologico che può essere all’origine del cancro. Report sostiene che Lai non ha più avuto fondi per
continuare le sue ricerche e che il direttore della strategia globale della
Motorola, Norman Sandler suggeriva
i modi per sminuire i risultati di quella ricerca.
Non solo. Secondo il professor Anders
Ahlbom del Karoliska di Stoccolma e di Lennart Hardell, oncologo
dell’Università di Orebro: “Le persone che usano il cellulare da un decennio,
anche per un’ora al giorno, hanno il doppio di possibilità di sviluppare un
tumore. Ma se si restringe il campo e si associa il tumore alla parte del
cervello dove si tiene il telefono, il rischio aumenta di cinque volte”.
L'inchiesta
di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata,
prevalentemente, dalle industrie del settore. Ecco un estratto della
trasmissione:
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